19 ottobre 2017

AVVISO

ESERCIZI SPIRITUALI DI S. IGNAZIO (predicati da don Giorgio Ghio)
Da venerdì 27 ottobre (ore 16) a mercoledì 1° novembre (pranzo)
presso l’Abbazia S. Felice a Giano dell’Umbria (PG)
Quota: euro 45 al giorno a persona per la pensione completa
Iscrizione: comunicare l’eventuale interesse (cardinalschuster@gmail.com) quanto prima in modo da poter fare sapere all’Abbazia il numero di partecipanti con qualche giorno di anticipo.
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22 settembre 2017

Settembre, mese della Vergine Addolorata. Tra i dolori più recenti si può immaginare che vadano annoverate idee strane e immagini distorte sulla Madonna che si propagano perfino nella Chiesa, ad es. la seguente:

“Il Vangelo non ci dice nulla: se (la Madonna) ha detto una parola o no… Era silenziosa, ma dentro il suo cuore, quante cose diceva al Signore! ‘Tu, quel giorno – questo è quello che abbiamo letto – mi hai detto che sarà grande; tu mi hai detto che gli avresti dato il Trono di Davide, suo padre, che avrebbe regnato per sempre e adesso lo vedo lì!’. La Madonna era umana! E forse aveva la voglia di dire: ‘Bugie! Sono stata ingannata!‘: Giovanni Paolo II diceva questo, parlando della Madonna in quel momento. Ma Lei, col silenzio, ha coperto il mistero che non capiva e con questo silenzio ha lasciato che questo mistero potesse crescere e fiorire nella speranza”.

Ora, pare doveroso rispondere a tali affermazioni ed utile usare a tal scopo le parole dello schema di Costituzione Dogmatica sulla Beata Vergine Maria preparato per il Concilio Vaticano II. Anche se gli schemi preparatori furono rigettati, pare giusto e corretto considerare che il contenuto fosse implicitamente approvato dal Papa e considerato conforme al deposito della fede – altrimenti non ne avrebbe autorizzato l’invio ai padri conciliari (v. P. Pasqualucci, “il Concilio parallelo”, Fede & Cultura, p 24 ss.).

Così, riportando un brano con le rispettive note dallo schema sulla Beata Vergine Maria, e con un pensiero grato al Cardinale Ottaviani, si augura buona lettura.

Mater dolorosa, o.p.n.

“Ora, poiché il Verbo dell’eterno Padre volle assumere la natura umana da una donna, in modo che anche la vita, allo stesso modo che la morte, ci fosse originata per mezzo di una femmina, e che la nostra liberazione venisse considerata opera di ambidue i sessi, 6 non portò a compimento tale disegno prima che la madre designata – redenta in modo più sublime in vista dei meriti di Cristo 7 – avesse dato il suo consenso con libera approvazione (v. Lc. 1, 38), 8 in modo che il Figlio di Dio per mezzo dell’incarnazione divenisse anche Figlio suo, nuovo Adamo e Salvatore del mondo. Con questo consenso, Maria, figlia di Adamo, non divenne soltanto la madre di Gesù, l’unico divino Mediatore e Redentore, ma in realtà con lui e sotto di lui associò la sua opera alla redenzione del genere umano che era da effettuare. 9 Tale salvifico consenso della Madre di Dio, e la sua conseguente associazione al compimento dell’opera della redenzione, durò dal tempo della concezione verginale di Gesù Cristo fino alla sua morte, 10 rifulse massimamente quando stette, non senza apposito disegno di Dio, accanto alla croce (v. Gv. 19, 25); quando soffrì intensamente insieme con il suo Unigenito; quando insieme con Lui e per mezzo di Lui lo offrì magnanimamente come prezzo per la nostra redenzione; 11 infine quando fu data come madre agli uomini dallo stesso Gesù Cristo morente sulla croce (v. Gv. 19, 26-27). 12

Note:

6)        Sant’Agostino, Quaestiones Octoginta tres, q. 11: PL 40, 14; De Trin. I, 13, c. 18: PL 42, 1032.

Innocenzo III, Sermo 28, In Assumptione B.M.V.: PL 217, 581: “Era infatti conveniente che così come per mezzo di una femmina la morte entrò nel mondo, così per mezzo di una femmina la vita sarebbe tornata nel mondo. E per questo motivo ciò che fu condannato da Eva, fu salvato da Maria, in modo che dove aveva avuto inizio la morte, sarebbe risorta la vita …”.

Pio XII, Lettera Enciclica Ad caeli Reginam, 11 ottobre 1954: AAS 46 (1954), pp. 634-635: “se Maria, nell’opera della salute spirituale, per volontà di Dio, fu associata a Cristo Gesù, principio di salvezza, e in maniera simile a quella con cui Eva fu associata ad Adamo, principio di morte, sicché si può affermare che la nostra redenzione si compì secondo una certa ‘ricapitolazione’ [Sant’Ireneo, Adv. Haer., V. 19: PG 7, 1175 B] per cui il genere umano, assoggettato alla morte, per causa di una vergine, si salva anche per mezzo di una Vergine …”.

7)        Alessandro VII, nella Bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum, 8 dicembre 1661, usa la seguente formula “la sua anima – fin dal primo istante della sua creazione e della sua infusione nel corpo – fosse stata preservata immune dalla macchia del peccato originale per una speciale grazia e per un singolare privilegio di Dio, in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Figlio suo e Redentore del genere umano” [v. Virgo Immaculata, in: Acta Congressus Mariologici Mariani, tenutosi a Roma l’anno 1954, vol. II, Roma 1956, p. 219; Bolla Ineffabilis Deus: Pii IX P. M. Acta, pars I, vol. I, p. 602].

Nella stessa Bolla si legge: “D’altra parte tutti sanno con quanto zelo questa dottrina dell’Immacolata Concezione della Vergine Madre di Dio sia stata tramandata, sostenuta e difesa dalle più illustri Famiglie religiose, dalle più celebri Accademie teologiche e dai Dottori più versati nella scienza delle cose divine. Tutti parimenti conoscono quanto siano stati solleciti i Vescovi nel sostenere in pubblico, anche nelle assemblee ecclesiastiche, che la santissima Vergine Maria, Madre di Dio, in previsione dei meriti del Redentore Gesù Cristo, non fu mai soggetta al peccato ma, del tutto preservata dalla colpa originale, e PERCIÒ fu redenta in una maniera più sublime” [Sardi V., La solenne definizione del dogma dell’Immacolato Concepimento, Romae, 1905, II, p. 306].

Nell’Instrumento dogmaticae definitionis Immaculati Conceptus Beatae V. Mariae si legge: “Piena di gratia, benedetta tra le donne, appunto interamente preservata dalla macchia originale, E PERCIÒ REDENTA IN MODO PIÙ SUBLIME” [Sardi V., Op cit., II, p. 454].

Pio XII, Lettera Enciclica Fulgens Corona, 8 settembre 1953: AAS 45 (1953) p. 581: “è facile vedere come Cristo Signore abbia in verità redento la divina sua Madre in un modo più perfetto essendo ella stata da Dio preservata immune da qualsiasi macchia ereditaria di peccato, in previsione dei meriti di lui”.

8)        In Lc. 1, viene proposta la maternità divina a Maria [30-33], Maria espone le difficoltà che l’angelo risolve [34-37], e soltanto allora Maria acconsente [38].

San Leone Magno, Sermo 21, c. 1: PL 54, 191: “Dalla stirpe di Davide viene eletta una vergine di sangue reale che, chiamata a concepire un rampollo sacro, concepisse questa prole umano-divina prima con la mente che con il corpo”.

Innocenzo III, Sermo 12: In Purificatione B. V. M.: PL 217, 506: “Avendo terminato queste cose, venne subito lo Spirito Santo e predispose la triplice via davanti alla faccia del Signore. Prima ci fu il consenso verginale …”

Leone XIII, Lettera Enciclica Octobri mense, 22 settembre 1891: Leonis XIII P. M. Acta, XI, p. 303: “L’eterno Figlio di Dio volle assumere la natura umana per la redenzione e l’onore dell’uomo, e con ciò avviare un mistico connubio con il genere umano. Non lo volle fare senza aver prima ottenuto il pieno, libero consenso della Madre predestinata, che in certo qual modo rappresentava l’intera umanità”.

Leone XIII, Lettera Enciclica Iucunda semper, 8 settembre 1894: Leonis XIII P. M. Acta, XIV, p. 307: “il Figlio eterno di Dio, incarnandosi, si abbassa fino all’uomo, ma con l’assenso di Maria che lo concepisce di Spirito Santo”. Nell’Annunciazione della B. Vergine ci fu l’inizio della missione e della gloria della B. Vergine.

9)        Secondo la dottrina dei Romani Pontefici, il “FIAT” pronunciato dalla [1]

Leone XIII, Lettera Enciclica Octobri mense: ASS 24 (1891) p. 195. Che il consenso della Vergine fosse del tutto libero, lo affermano moltissimi santi, Padri e teologi. V. Bover I. M., Deiparae Virginis consensus corredemptionis ac mediationis fundamentum, Madrid 1942, pp. 245-248.

consapevole della posizione e dell’onere in quanto Madre del Redentore e degli uomini; [2]

Madre e di Regina. Maria fu consapevole di concepire il Verbo di Dio; diede la risposta all’angelo senza indugio e a nome dell’umanità intera, rendendo possibile la passione, morte e risurrezione di Cristo; con questo “FIAT” è diventata madre spirituale degli uomini. V. Notre-Dame, “Les enseign. pontif.” P. [73], n. 701, 741, 214, 372, 381, 230, 648.

San Leone Magno, Sermo 6 in Nativitate Domini: PL 54, 213: “La generazione di Cristo è l’origine del popolo cristiano e la natività del Capo è la natività del corpo.”

Leone XIII, Lettera Apostolica Parta humano generi, 8 sept. 1901: Leonis XIII P. M. Acta, XXI, p. 158: “Dunque, quanto soave, quanto gradita giunse la salutazione angelica alla beata Vergine, al momento in cui Gabriele la salutò, SI SENTÌ CONCEPIRE DAllO SPIRITO SANTO il Verbo di Dio”.

Leone XIII, Lettera Enciclica Fidentem piumque, 20 settembre 1896: Leonis XIII P. M. Acta, XII, pp. 282-283: “Infatti, fu lei che per gli uomini, volti all’eterna rovina, generò il Salvatore, quando all’annuncio del mistero di pace, portato dall’Angelo sulla terra, diede il suo ammirabile assenso, ‘in nome di tutto il genere umano’ … ne segue che … risplendono i meriti di Maria nell’opera della nostra riconciliazione e della nostra salvezza”.

San Pio X, Lettera Enciclica Ad diem illum, 2 febbraio 1904: Acta Pii X, I, pp. 152-153: “Non è Maria la Madre di Dio? Dunque è anche nostra Madre. … La Vergine non ha concepito il Figlio di Dio soltanto perché ricevendo da Lei natura umana divenisse uomo; ma anche affinché diventasse il Salvatore degli uomini appunto per mezzo di quella natura che aveva ricevuto da Lei. … Così, nel casto grembo della Vergine dove ha preso la carne mortale, Gesù ha preso anche il Corpo spirituale, formato da tutti coloro che erano destinati a credere in Lui: e si può dire che Maria, portando in seno Gesù, vi portava anche tutti coloro la vita dei quali era contenuta nella vita del Salvatore. Dunque, tutti noi che uniti a Cristo siamo, come dice l’Apostolo: le membra del suo corpo formate dalla sua carne e dalle sue ossa, dobbiamo considerarci usciti dal grembo della Vergine come un corpo attaccato alla sua testa. Per questo in verità noi siamo chiamati, in un senso spirituale e tutto mistico, i figli di Maria ed Ella, per parte Sua, è madre di noi tutti …”

Pio XII ripete la stessa idea in un discorso al Congresso Mariano Canadese, 19 giugno 1947: AAS 39 (1947) pp. 268-270.

Pio XII, Lettera Enciclica Mystici Corporis 29 giugno 1943: AAS 35 (1943) pp. 247-248: “Fu Lei che … dette alla luce … Cristo Signore, fin dal suo seno verginale ornato della dignità di Capo della Chiesa; … Per tal modo … poté divenire … madre di tutte le sue membra”.

Ibid., p. 247: “Ella che ‘in rappresentanza di tutta l’umana natura’, diede il consenso affinché avesse luogo ‘una specie di sposalizio spirituale tra il Figlio di Dio e l’umana natura”.

Bover I. M., cerca nell’opera summenzionata di dimostrare in più di 350 pagine che il consenso della Vergine Deipara è il fondamento della sua corredenzione e mediazione. E certamente l’angelo annunzia alla Vergine anche la salvezza dell’uomo insieme con la divina maternità e la Vergine, rispondendo all’angelo, intende ed aspetta la salvezza dell’uomo. Inoltre, l’Incarnazione è il principio della salvezza e la divina maternità è da Dio provvidentemente ordinata alla salvezza dell’uomo e porta formalmente il frutto salvifico.

San Giovanni Damasceno, Homilia 1 in nativ. B. V. M.: PG 96, 671: “Maria, obbediente alla volontà divina, inganna ella stessa il serpente ingannatore, e reca al mondo l’immortalità.”

Sono inoltre note le parole di San Leone, Sermo in Nativ. Domini, c. 1: PL 54, 191: La Vergine concepì “prima colla mente, che col corpo”.

V. anche Sant’Agostino, Sermo 215, 4: PL 38, 1074. Vi è consenso in merito all’Incarnazione del Salvatore che [Mt. 1, 21] “salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

È noto che anche autori cattolici non abbiano affatto la stessa opinione in merito a vari testi patristici che si leggono nell’opera summenzionata di P. Bover. Ciò vale soprattutto in quanto agli scritti di S. Efrem, del quale Ricciotti dice a pieno diritto: “Trattare degli scritti di S. Efrem è come mettersi a navigare in un mare le cui rive ancora non siano state tutte esplorate e sulla cui superficie s’intravedono minacciosi molti scogli: il mare è la quantità degli scritti, le rive sono il loro numero, gli scogli sono le interpolazioni e false attribuzioni.” [cf. Ricciotti G., S. Efrem Siro…, Roma-Torino 1925, p. 91]

10)      V. Lc. 2, 1-7; 2, 16-20; 22, 22-38; Mt. 1, 20-23; 2, 11. 13-15; Gv. 19, 25-27.

Leone XIII, Lettera Apostolica Parta humano generi, l. c. XXI, p. 159: Maria “al mistero della nostra redenzione … non solo fu presente, ma partecipò”.

Leone XIII, Lettera Enciclica Iucunda Semper: l. c. XIV, p. 307: “Quando, infatti, si offrì a Dio, come ancella al compito di madre, o si offerse insieme con il Figlio nel tempio, fin da allora [!], come si evince dai due episodi, prese parte con lui al travagliato riscatto del genere umano”.

San Pio X, Lettera Enciclica Ad diem illum, 2 febbraio 1904: Acta Pii X, I, p. 150: “è necessario che la Madre sia conosciuta come partecipante dei Divini Misteri e in qualche modo la loro custode e che su di Lei, come sul più nobile fondamento, dopo Gesù Cristo, riposi la fede di tutti i secoli”.

11)       I Sommi Pontefici, parlando di Maria sotto la croce, dicono che Maria instancabilmente compiva atti di fede, speranza e carità, così unita per amore ai dolori di Cristo da farci essere una connessione tra la compassione di Maria e la redenzione; ella rinuncia ai diritti materni e offre un sacrificio materno, diventando nostra madre spirituale. In poche parole: la compassione di Maria ha una connessione con la redenzione in modo che da quel momento la si possa a ragione chiamare corredentrice, e che si considerino unitamente il frutto della redenzione di Cristo e la compassione di Maria.

Ecco alcuni testi:

Leone XIII, Lettera Apostolica Iucunda semper, 8 settembre 1894: Acta Leonis XIII, XIV, pp. 307-308: “… prese parte con lui al travagliato riscatto del genere umano. Se ne può anche dedurre che Ella, senz’ombra di dubbio, partecipò con intimo dolore agli acerbissimi tormenti e alle angoscie del Figlio. Del resto quel sacrificio divino, la cui vittima era stata da lei nutrita con amore, doveva compiersi alla sua presenza e sotto i suoi occhi. … “presso la croce di Gesù stava Maria, sua Madre”, che, mossa da un sentimento di infinita carità verso di noi, allo scopo di accettarci come figli, offrì addirittura il Figlio suo alla giustizia divina, morendo nel cuore con lui, trafitta dalla spada del dolore”.

San Pio X, Lettera Enciclica Ad diem illum, 2 febbraio 1904: Acta Pii X, I, p. 153: “Ma la Deipara santissima non ha soltanto la lode di aver fornito la materia della Sua carne al Figlio unico di Dio che doveva nascere con membra umane e di aver così preparato una vittima per la salvezza degli uomini; Ella dovette anche custodirla, quella vittima, nutrirla e presentarla nel giorno stabilito all’altare”.

Benedetto XV, Lettera Apostolica Inter sodalicia, 22 marzo 1918: AAS 10 (1918) p. 182: “Perciò con il Figlio sofferente e morente soffrì e per poco non morì con lui, così abdicò ai diritti materni sul Figlio per la salvezza degli uomini, e per placare la giustizia di Dio, in quanto a lei spettava, immolò il Figlio in modo che a ragione si possa dire che Ella con Cristo abbia redento il genere umano”.

Pio XI, Lettera Enciclica Miserentissimus Redemptor, 8 maggio 1928: AAS 20 (1928) p. 178: “Sia propizia ai Nostri voti e a queste Nostre disposizioni la benignissima Madre di Dio, la quale, avendoci dato Gesù Riparatore, avendolo nutrito e presso la croce offerto vittima per noi, per la mirabile unione che ebbe con Lui e per grazia singolarissima, divenne anche lei, come piamente è detta, Riparatrice”.

Pio XII, Lettera Enciclica Mystici Corporis: AAS 35 (1943), p. 247: “Ella fu che, immune da ogni macchia, sia personale sia ereditaria, e sempre strettissimamente unita col Figlio suo, Lo offrì all’eterno Padre sul Golgota, facendo olocausto di ogni diritto materno e del suo materno amore, come novella Eva, per tutti i figli di Adamo contaminati dalla miseranda prevaricazione del progenitore”.

Si potrebbero anche aggiungere, oltre alle dichiarazioni di San Roberto Bellarmino e San Pietro Canisio, tantissimi pareri di altri teologi.

12)      È noto che molti Vicari di Cristo costantemente e deliberatamente abbiano affermato che Gesù Cristo ha stabilito che sua Madre è anche Madre nostra, e che l’abbia lasciata, nel testamento solenne dato a Giovanni [v. Io. 19, 26-27], a noi nella persona del Discepolo prediletto; v UNGER D., O. F. F. M. Cap., The meaning of John 19. 26-27 in the Light of papal Documents, in: Marianum 21 (1959), pp. 186-221, dove si riportano le testimonianze di BENEDETTO XIV, PIO VIII, GREGORIO XVI, PIO IX, LEONE XIII, BENEDETTO XV, PIO XI, PIO XII. Da queste molte testimonianze, eccone soltanto alcune:

Leone XIII, Lettera Enciclica Octobri mense: ASS 24 (1891-92) p. 196: “… tale Egli dalla croce la dichiarò allorché, nel discepolo Giovanni, le affidò la custodia e il patrocinio su tutto il genere umano …”.

Id. Lettera Apostolica Amantissimæ voluntatis, 14 aprile 1895: ASS 27 (1894/95) p. 592: “… la santissima Madre di Dio, che Cristo stesso dalla Croce ci ha lasciato, designandola come madre del genere umano …”;

Id., Lettera Enciclica Adiutricem populi: ASS 28 (1895/96) p. 130: “Il mistero dell’amore eccezionale di Cristo verso di noi si manifesta chiaramente quando Egli morente volle lasciare per madre al discepolo Giovanni la sua Madre stessa, con quel solenne testamento: ‘Ecco il tuo figlio’. Nella persona poi di Giovanni, conforme al sentimento perenne della Chiesa, Cristo additò tutti gli uomini e per primi quelli che avrebbero creduto in Lui …”;

Benedetto XV, Lettera Apostolica Inter sodalicia, 22 marzo 1918: AAS 10 (1918) p. 182: “È ugualmente chiaro che la Vergine Addolorate, in quanto da Gesù Cristo costituita Madre di tutti gli uomini …”;

Pius XI, Lettera Apostolica Explorata res, 2 febbraio 1923: AAS 15 (1923) p. 104: “… la Vergine addolorata partecipò con Gesù Cristo all’opera della redenzione, e costituita Madre degli uomini, li abbraccia avendoli ricevuti come affidati in testamento dalla divina carità …”;

Id., Lettera Enciclica Lux veritatis, 25 dicembre 1931: AAS (1931) p. 514: “… tale Egli dalla croce la dichiarò allorché, nel discepolo Giovanni, le affidò la custodia e il patrocinio su tutto il genere umano” [citando l’enciclica di Leone XIII, v. sopra];

Pio XII, Lettera Enciclica Fulgens corona, 8 settembre 1953: AAS 45 (1953) p. 584: “… Maria, Madre nostra dolcissima, non può avere maggiore desiderio né più grande gioia nel veder riprodotti nei pensieri nelle parole e nelle azioni di coloro che ella accolse come figli sotto la croce del suo Unigenito …”;

Id., lettera Ad Em.mum Card. Al. Maglione, 15 aprile 1942: AAS 34 (1942) p. 126;

Id., allocuzione Iis qui interfuerunt Conventui Sodalitatis internationalis ‘Filiorum Mariæ Immaculatæ’, 17 luglio 1954: AAS 46 (1954) p. 494;

Giovanni XXIII, Nuntius Radiophonicus VII Congressui Mariano Galliæ: L’Oss. Rom. 10-11 luglio 1961: “la sainte Ecriture, avec ce point très lumineux … qui vous conduit … au sommet sublime de la théologie mariale, Jésus au haut sur la croix: à ses pieds, Marie, la mère, et Jean, l’Apotre de prédilection…”

Id., L’omaggio dei redenti alla Madre celeste: L’Oss. Rom. 8 settembre 1960: “Il Nuovo Testamento comincia, ben si può dire, con le parole del divino Inviato: ‘Angelus Domini nuntiavit Mariæ’. Al termine, al vertice della comunicazione della Divinità con l’umanità, è Gesù il Redentore del mondo, il quale, poco prima della sua morte di croce, affida Maria all’Apostolo Giovanni dicendogli: ‘ecco tua Madre’, e raccomandando il discepolo a Maria aggiunge: ‘ecco tuo figlio’. Il testamento del Signore è il suggello, la manifestazione più alta della vita della santa Chiesa … Nella vita del cristiano tutto dunque è illuminato da questa nota che tocca il cuore: Maria nostra Madre”.

V. Kerrigan A., O.F.M., Jo. 19, 23-17 in the Light of Johanneine Theology and the Old Testament, in: Antonianum 35 (1960) pp. 369-416.

[1] La riga termina interrotta nel testo originale, ndT.

[2] Il testo originale inizia con la minuscola “conscia” e termina, interrotto, con “re-”, ndT.

24 dicembre 2016

AVVISO

La Messa del giorno di Natale verrà celebrata alle ore 10.30. Il sacerdote celebrante, mons.. Livetti, dovrebbe essere presente dalle 09.45 per eventuali confessioni.

Cogliamo l’occasione di ringraziare tutti i nostri sacerdoti della cordiale sollecitudine pastorale mostrataci durante l’anno passato.